Illustrazione artistica in stile vintage ispirata a Tina Pica, icona del cinema italiano.
Ritratto di Tina Pica, icona del cinema Italiano.

Nel firmamento delle dive italiane spiccano luminose figure come Loren o Lollobrigida, ma c’è una stella meno appariscente eppure scintillante a suo modo, che ha lasciato un segno indelebile nel cuore del pubblico italiano: Tina Pica. Il suo nome evoca immediatamente un’epoca – quella del neorealismo rosa e della commedia degli anni ’50 – e un tipo di personaggio ben preciso: la vecchietta arcigna ma irresistibile, la zia o la governante dal sarcasmo tagliente, dal cuore d’oro nascosto dietro brontolii in dialetto napoletano. Tina Pica, piccoletta, capelli raccolti e voce roca inconfondibile, è stata la caratterista per eccellenza del nostro cinema: quella cui bastava entrare in scena e pronunciare poche battute per rubare l’attenzione a tutti gli altri. La sua voce aveva un timbro unico e immediatamente riconoscibile dal pubblico, la cadenza napoletana marcata, e un timing comico perfetto che le permetteva di scatenare risate anche solo con un’occhiata al cielo o un gesto spazientito. Personalmente, ogni volta che rivedo un suo film, sorrido già all’attesa della sua entrata in campo, sapendo che darà una scossa di vivacità alla scena.

Ma chi era Tina Pica dietro quei ruoli ormai mitici? La sua storia è affascinante quasi quanto i personaggi che interpretava. Nata a Napoli nel 1884 (in un’epoca in cui il cinema doveva ancora nascere!), proveniva da una famiglia di teatranti girovaghi e calcò le scene fin da bambina, imparando l’arte comica sui palcoscenici popolari it.wikipedia.org. Fu attrice giovane di teatro, capocomica con una sua compagnia già negli anni ’20, e perfino autrice e traduttrice di testi teatrali – qualcosa di straordinario per una donna del suo tempo.

Figlia d’arte, grandissima caratterista dalla voce inconfondibile, fu un’attrice versatile capace di vestire i panni di svariati personaggi, anche maschili,

racconta la sua biografia: insomma Tina Pica era un’artista a tutto tondo ben prima di diventare famosa al cinema. Debuttò nel cinema muto nel 1916 con piccole parti, ma poi tornò principalmente al teatro per decenni. Il grande schermo la riscoprì solo nel dopoguerra: aveva già più di sessant’anni quando il regista Luigi Comencini la volle nel ruolo di Caramella in Pane, amore e fantasia (1953 )it.wikipedia.org. E fu la svolta: quell’anziana governante pettegola e spassosa, che rimbrotta bonariamente il maresciallo De Sica e tiene testa alla Bersagliera Loren, fece impazzire gli spettatori. Il film fu un successo enorme e all’improvviso Tina Pica divenne una star improbabile. Pane, amore e fantasia e i sequel Pane, amore e gelosia (1954) e Pane, amore e… (1955) la consacrarono come una delle caratteriste comiche più amate del cinema italiano del dopoguerra. Addirittura vinse nel 1955 il Nastro d’Argento come miglior’attrice non protagonista it.wikipedia.org – un premio solitamente destinato a volti giovani – a riprova dell’impatto che ebbe la sua performance sul pubblico e sulla critica.

Sull’onda di quel successo tardivo, la carriera cinematografica di Tina Pica esplose, concentrata in poco più di un decennio. Interpretò una serie di ruoli in commedie brillanti, al fianco dei più grandi attori comici dell’epoca: Totò (con cui aveva già lavorato a teatro e in qualche film degli anni ’30), Eduardo e Peppino De Filippo, Vittorio De Sica, Alberto Sordi, Ugo Tognazzi. I titoli dei suoi film spesso già facevano intuire che lei ne sarebbe stata mattatrice: La nonna Sabella (1957) e La zia d’America (1956) erano pellicole costruite attorno al suo personaggio irresistibile di parente terribile; La Pica sul Pacifico (1959) addirittura metteva il suo cognome nel titolo, segno di una popolarità personale enorme mymovies.it. Tina incarnava figure di

napoletane argute, semplici eppure complesse, protagoniste della vita di tutti i giorni della città partenopea mymovies.it.

Era quel tipo di personaggio in cui il pubblico rivedeva la propria zia, la portinaia, la vicina di casa dal carattere burbero ma dal cuore buono. E lei li interpretava con una verità e una simpatia impareggiabili. In Totò e Carolina (1955) di Monicelli, ad esempio, fa la rigida direttrice di un orfanotrofio: poche scene, eppure il modo in cui sgrida Totò (un vigile pasticcione) è talmente genuino da sembrare rubato alla realtà. In La duchessa di Santa Lucia (1959) impersona un’aristocratica decaduta spassosissima. E poi restano memorabili i suoi sketch nei film a episodi, come in L’oro di Napoli (1954) di De Sica, dove appare nel segmento dei “pazzarielli” e in Destinazione Piovarolo (1955) accanto a Totò ferroviere.

Quello che affascina di Tina Pica è come abbia sfidato le convenzioni dell’epoca. In un periodo in cui le attrici anziane erano pressoché invisibili o relegate a ruoli di contorno seriosi (tipo la nonna buona e silenziosa), lei diventò protagonista comica assoluta. Aveva 70 anni e riempiva le sale facendo ridere l’Italia intera. La sua fisicità – l’aspetto per nulla glamour, la voce roca e quasi mascolina – divenne un punto di forza.

Impersonò personaggi fatti di napoletanità arguta… protagonisti della vita di tutti i giorni mymovies.it,

come ha scritto un critico: fu insomma portavoce di una comicità popolare genuina, lontana dalle sofisticazioni. Una curiosità: pare che Federico Fellini, nel dare vita al personaggio di Nonna Papera (l’anziana signora in Amarcord che urla parolacce dal balcone), si sia ispirato anche a Tina Pica, simbolo di quell’anima popolana sboccata ma saggia.

Nella sua vita privata, Tina Pica ebbe momenti difficili: due matrimoni (il primo marito morì dopo soli sei mesi e la figlia neonata pure; si risposò poi con un maresciallo dei vigili con cui visse fino alla morte di lui nel 1967), e la resilienza di attraversare guerre e cambiamenti epocali. Continuò a recitare fino a quasi 80 anni: il suo ultimo film fu Ieri, oggi, domani (1963) di De Sica, dove appare in un cameo accanto a Loren e Mastroianni, a coronamento di una carriera incredibile. Quando si spense nel 1968, all’età di 84 anni, la Stampa la ricordò come “grande caratterista napoletana”it.wikipedia.org.

Oggi, ripensando a Tina Pica, provo un’enorme tenerezza e gratitudine. Le sue battute

(“Uh, Maria!” esclamato con occhi al cielo, o il celebre scambio con De Sica: «Caramella, cosa si fa oggi a pranzo?» – «Pasta e fagioli, Signor Maresciallo» – «Ancora?!» – «Eh, finché ce ne sta!»)

fanno parte del patrimonio della commedia italiana, quasi modi di dire familiari. Ma al di là del riso, Tina Pica ci ha lasciato qualcosa di più profondo: l’esempio che il talento non ha età né fisico prestabilito, che si può arrivare al successo andando controcorrente rispetto ai canoni (chi l’avrebbe mai detto nel 1953 che una donna anziana e ruvida sarebbe diventata star del box office?). Nel mio immaginario, Tina è un po’ l’incarnazione dello spirito popolare napoletano: rumoroso, ironico, scanzonato ma dal grande cuore. Vederla in azione mi ricorda mia nonna quando brontolava in dialetto per poi viziarmi con un dolce di nascosto. E credo che tanti italiani abbiano provato una sensazione simile: Tina Pica era una di famiglia per il pubblico. Questa è forse la magia più grande che un attore possa ottenere. Ecco perché, tra tante stelle, il suo scintillio particolare non si è spento: a distanza di decenni, la guardiamo e ridiamo ancora, con affetto. Tina Pica, con la sua voce inconfondibile e la sua comicità senza tempo, resta un pilastro del nostro cinema e un esempio di come una caratterista possa diventare protagonista assoluta nel cuore della gente mymovies.it.


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