Illustrazione artistica in stile vintage ispirata a Anya Taylor-Joy, icona del cinema internazionale.
Ritratto di Anya Taylor-Joy, icona del cinema internazionale.

C’è un nuovo sguardo nel panorama del cinema contemporaneo che ipnotizza lo spettatore con la stessa intensità delle grandi dive del passato. È lo sguardo di Anya Taylor-Joy, giovane attrice anglo-argentina la cui ascesa è stata folgorante e, a tratti, quasi fiabesca. La prima volta che l’ho vista recitare è stato in The Witch (2015), un film horror d’atmosfera dove Anya, poco più che diciannovenne, reggeva da protagonista il peso di un intero film con naturalezza impressionante. Il regista Robert Eggers ricorda ancora il provino di Anya come qualcosa di incredibile:

“Mi è sembrata troppo brava per essere vera. Si è immersa nel personaggio all’istante… aveva già il carisma delle stelle del cinema”.

A colpire Eggers – e chiunque veda Anya sullo schermo – è la sua capacità di incarnare i paradossi: Taylor-Joy può essere al tempo stesso terrena ed eterea, innocente e pericolosa. Questo mix di qualità opposte la rende magnetica: il suo volto dai grandi occhi ipnotici e dai tratti delicati può esprimere candore infantile un momento, e un’inquietante oscurità l’attimo dopo. In The Witch ad esempio, Anya passa dalla paura all’estasi con una credibilità disarmante, contribuendo a fare di quel film un piccolo cult. Personalmente ricordo di aver pensato, uscendo dal cinema: “È nata una stella”.

Da allora, Anya Taylor-Joy non ha fatto che confermare quella prima impressione. Dopo The Witch, Hollywood l’ha subito notata e inserita in produzioni importanti: ha recitato nel thriller psicologico Split (2016) di M. Night Shyamalan, tenendo testa a James McAvoy; poi nel suo sequel Glass (2019). Ha mostrato versatilità anche nella black comedy Thoroughbreds (2017) e nel gotico Emma. (2020), dove interpretando l’eroina di Jane Austen ha ottenuto una candidatura ai Golden Globe. La vera esplosione mediatica però è arrivata con la miniserie La regina degli scacchi (2020) su Netflix: nei panni di Beth Harmon, prodigio degli scacchi tormentato e carismatico, Anya è stata semplicemente magnetica. Il suo sguardo concentrato sul tabellone, la vulnerabilità e l’arroganza mescolate nel personaggio, hanno conquistato milioni di spettatori confinati in casa durante la pandemia. Per quella performance ha vinto il Golden Globe e il Critics’ Choice Award come miglior attrice in una miniserie, consacrandola star internazionale. All’improvviso tutti parlavano di lei, la “Regina degli Scacchi” divenuta icona pop: la sua immagine androgina, con gli occhi da cerbiatta e l’aria misteriosa, campeggiava su riviste di moda e meme sui social.

Ciò che apprezzo di Anya Taylor-Joy è la sua scelta di ruoli audaci e fuori dal comune. Nonostante la giovane età, non si è limitata a ruoli da ingénue o da semplice fidanzatina: ha preferito interpretare personaggi complessi, talora oscuri. L’abbiamo vista in Last Night in Soho (2021) di Edgar Wright incarnare una fascinosa aspirante cantante nell’elettrica Londra anni ’60, con un tocco di thriller psicologico. In The Northman (2022) di Robert Eggers era una misteriosa sacerdotessa slava, e anche in quell’ambientazione brutale la sua presenza spiccava come ultraterrena. Ha persino doppiato con ironia la Principessa Peach nel film di Super Mario Bros. (2023). Nel frattempo, grandi franchising la chiamano: presto la vedremo protagonista di Furiosa (2024), il nuovo capitolo della saga di Mad Max, ereditando un ruolo che fu di Charlize Theron. Segno che l’industria la considera capace di reggere blockbuster d’azione oltre che drammi d’autore. Ma nonostante la popolarità crescente, Taylor-Joy sembra mantenere una certa purezza artistica. In interviste ha raccontato di sentirsi ancora la ragazzina introversa che preferiva leggere libri e giocare con gli animali, e di come la recitazione per lei sia una necessità interiore più che un trampolino per la fama. Forse è questa sincerità che la rende così affascinante: sullo schermo traspare un’anima. I registi se ne sono accorti: Eggers, che l’ha lanciata, continua a lavorare con lei (dopo The Northman la vorrà nel suo prossimo Nosferatu). Anche Scott Frank, creatore de La regina degli scacchi, l’ha definita “un talento naturale impossibile da ignorare”.

Nel guardare Anya Taylor-Joy recitare, provo un’emozione simile a quella delle grandi dive del passato: la sensazione che dietro ogni suo sguardo ci sia un segreto, qualcosa di non detto che calamita l’attenzione. È raro trovare questa qualità in attrici tanto giovani. Forse dipende dal suo background multiculturale (nata a Miami, cresciuta tra l’Argentina e Londra, parla sia inglese che spagnolo): Anya porta con sé un’aura cosmopolita e senza tempo. In un’industria che sforna tanti volti simili, lei spicca come un cigno nero in un lago di anatre bianche. Con i suoi lineamenti particolari – c’è chi li definisce “alieni” – e le sue scelte coraggiose, Taylor-Joy rappresenta il volto magnetico di una nuova generazione di attrici: talentuose, camaleontiche, determinate a essere protagoniste a modo loro. Siamo fortunati a poter assistere agli inizi di quella che promette di essere una carriera scintillante. E io attendo con curiosità ogni suo nuovo progetto, certo che saprà sorprenderci di nuovo, troppo brava per essere vera come la definirono all’esordio, eppure autentica nel suo dono artistico.


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