
Quando penso a Emma Watson, la prima immagine che mi balza in mente non è più quella della ragazzina con l’aria saputella di Hermione Granger in Harry Potter, il ruolo che l’ha resa famosa in tutto il mondo. Oggi Emma è per me – e per tanti – il volto giovane del femminismo internazionale, una voce autorevole che parla di parità di genere dai palchi dell’ONU. La sua trasformazione da attrice prodigio a donna impegnata è stata graduale ma costante. Mentre concludeva la saga di Harry Potter, Emma studiava a tempo pieno (si è laureata in letteratura inglese alla Brown University) e cominciava a scegliere ruoli diversi per affrancarsi dall’etichetta di “streghetta secchiona”. L’abbiamo vista in film come Noi siamo infinito (2012), Bling Ring (2013) di Sofia Coppola, Colonia (2015), fino a impersonare una credibilissima Belle nel live-action Disney La bella e la bestia (2017). Ma nel frattempo qualcosa di più importante maturava in lei: la consapevolezza di voler sfruttare la propria notorietà per una causa più grande.
Nel 2014, a soli 24 anni, Emma Watson è stata nominata Goodwill Ambassador (Ambasciatrice di buona volontà) per UN Women, l’ente delle Nazioni Unite che si occupa della parità di genere fikathepodcast.wordpress.com. Pochi mesi dopo, a settembre, si è presentata all’Assemblea Generale dell’ONU a New York e ha tenuto un discorso destinato a lasciare il segno it.wikipedia.org. Ricordo di aver guardato il video con sorpresa e ammirazione: davanti a una platea di diplomatici e capi di stato, c’era questa giovane attrice britannica – emozionata ma ferma – che invitava gli uomini di tutto il mondo ad essere parte attiva nella lotta per la parità, lanciando la campagna #HeForShe. Per circa dieci minuti, Emma parlò di come il femminismo non dovesse essere una “parola scomoda” né tantomeno sinonimo di odio verso gli uomini. Fece esempi personali: di come a 8 anni si fosse vista dare della “prepotente” solo perché voleva dirigere i giochi scolastici (cosa che ai suoi coetanei maschi non accadeva), o di come a 14 anni le fosse stato sessualizzato l’aspetto dai media, facendola sentire a disagio. Le sue parole, appassionate e schiette, culminarono in un invito accorato:
“Vi chiedo di essere il voi della campagna HeForShe, di fare un passo avanti, di farsi avanti perché… la parità di genere è anche un vostro problema”.
Alla fine il discorso ricevette un’ovazione fragorosa it.wikipedia.org.
Fu in quel momento che capii: Emma Watson non era più soltanto un’ex-bambina prodigio, ma una giovane leader. Aveva messo il suo volto pulito e la sua credibilità (guadagnata presso milioni di fan) al servizio di un messaggio cruciale.
Da quel giorno Emma Watson ha incarnato, agli occhi di molti, una nuova generazione di attiviste. Ha continuato la sua missione: ha lanciato un book club femminista online chiamato Our Shared Shelf per diffondere saggi e romanzi sulla parità; ha intervistato Malala Yousafzai (la Nobel pakistana) parlando di diritto all’istruzione femminile; ha sostenuto campagne per l’uguaglianza salariale nell’industria cinematografica e per l’ecofemminismo (ricordo che sfilò sul red carpet con un abito interamente riciclato, per sensibilizzare sulla moda sostenibile). Non ha abbandonato il cinema, ma ha scelto progetti in linea con i suoi valori: ad esempio Piccole donne (2019) di Greta Gerwig, dove interpreta Meg March, un ruolo che celebra l’indipendenza e la solidarietà tra donne. E quando nel 2020 si è presa una pausa dalla recitazione, è stato per dedicarsi a tempo pieno all’attivismo e anche alla sua crescita personale, lontano dai riflettori di Hollywood.
Quello che mi colpisce di Emma Watson è il coraggio con cui affronta le critiche. Non tutti, infatti, le hanno reso facile il cammino: come ogni figura femminista di spicco, è stata bersaglio di polemiche. Ricordo in particolare quando posò per Vanity Fair in una foto artistica, semi-coperta da un bolero che lasciava intravedere il seno: alcuni l’accusarono di ipocrisia, insinuando che non potesse definirsi femminista e al contempo mostrarsi in pose sensuali. La risposta di Emma fu esemplare e fece il giro del mondo: disse che quella polemica dimostrava solo le idee sbagliate che la gente ha sul femminismo.
Il femminismo riguarda il dare alle donne la possibilità di scelta, non è un bastone con il quale le donne bastonano le altre donne. Il femminismo è una questione di libertà, di liberazione e di uguaglianza.
Questa frase andrebbe scolpita sul marmo. Con la sua chiarezza, Emma demoliva il pregiudizio secondo cui esisterebbe un solo modo “giusto” di essere femministe. Libertà di scelta, non giudizio: un concetto che purtroppo molti faticano ancora a comprendere. In quella vicenda ho visto la maturità di Watson: avrebbe potuto evitare di rispondere, oppure arrabbiarsi; invece ne ha approfittato per fare didattica, per educare il pubblico su cosa sia davvero il femminismo (e su cosa non sia).
Oggi Emma Watson è considerata un modello per tante ragazze e ragazzi. Ha dimostrato che si può crescere sotto i riflettori senza per forza perdersi, e che la fama può essere usata in modo responsabile. Penso che in lei convivano la mente razionale della sua Hermione (Emma stessa ha ammesso che quel personaggio l’ha ispirata a essere più coraggiosa) e la passione idealista di chi vuole cambiare il mondo. Vederla parlare all’ONU o nei consessi internazionali, con quella calma elegante, mi fa pensare a una frase di un’altra grande attivista, Malala: “Una bambina, un insegnante, un libro e una penna possono cambiare il mondo”. Ecco, Emma con il suo esempio insegna proprio questo: che ognuno di noi, con la propria voce, può contribuire a rendere il mondo più giusto. Non importa se si è un attore famoso o una persona qualunque – tutti possiamo essere HeForShe, tutti possiamo dichiararci femministi nel senso autentico del termine. Personalmente, la sua parabola mi incoraggia a non avere paura di prendere posizione. E la prossima volta che vedrò Emma in un film, saprò di non star guardando solo un personaggio, ma una giovane donna che nella realtà combatte la buona battaglia. In un’industria cinematografica che spesso riduce le attrici a stereotipi, Emma Watson brilla come un esempio di identità forte e consapevole: unendo arte e impegno civile, è diventata davvero – per citare Hermione – una strega nel cambiare il mondo, usando però la magia delle parole e dell’esempio concreto. it.wikipedia.org.

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