Illustrazione artistica in stile vintage ispirata a Gina Lollobrigida, icona del cinema italiano.
Ritratto di Gina Lollobrigida, icona del cinema italiano.

Se Sophia Loren è la regina indiscussa, Gina Lollobrigida è stata la sua rivale più luminosa, la “Bersagliera” dal fascino irresistibile che ha tenuto testa al mondo. Cresciuta in un paese vicino Roma, Gina vinse giovanissima il terzo posto a Miss Italia 1947, in un’edizione memorabile dove gareggiavano future star come Lucia Bosè, Gianna Maria Canale, Eleonora Rossi Drago e persino Silvana Mangano. Fin dall’inizio la Lollobrigida fu notata per la sua bellezza esplosiva – Vittorio De Sica coniò per lei il termine “maggiorata fisica”, sottolineandone le forme procaci. Ma sarebbe superficiale ricordarla solo per l’avvenenza: come scrisse Cahiers du cinéma, Gina non aveva soltanto un corpo straordinario, ma anche un talento recitativo sicuro e sensibilissimo. Ed è proprio quel talento che le ha permesso di brillare ben oltre i concorsi di bellezza.

Gina Lollobrigida non si accontentò mai di essere un “bel soprammobile” nel cinema. Alla fine degli anni ’40, quando il magnate Howard Hughes la invitò a Hollywood offrendole un contratto in esclusiva, Gina ebbe il coraggio di dire no a una gabbia dorata. Lollobrigida volò in California nel 1950, attratta dalle promesse di Hughes, ma capì presto che quel ricchissimo produttore intendeva controllare ogni aspetto della sua vita professionale e personale.

La leggenda racconta che Hughes la chiuse in una stanza d’albergo con guardie alla porta; Gina allora fuggì via, infrangendo il contratto e lasciando di stucco il miliardario.

Come conseguenza, per anni non poté lavorare negli Stati Uniti – il contratto glielo impediva – ma non le importava: tornò in Italia a testa alta, dove la aspettavano ruoli da protagonista. E del resto Hollywood in quegli anni cominciava a girare film a Cinecittà, così Gina poté recitare con star americane restando sul Tevere. Questo episodio definisce la sua personalità: Lollobrigida amava l’indipendenza e non era disposta a sacrificarla, nemmeno per il sogno hollywoodiano. Fu una scelta rischiosa ma vincente. Pochi anni dopo, “la Lollo” era già protagonista in produzioni internazionali girate in Europa, diretta da registi come John Huston, Carol Reed, King Vidor, e affiancando divi del calibro di Humphrey Bogart, Burt Lancaster, Tony Curtis, Frank Sinatra. Nel 1953, con Pane, amore e fantasia, conquistò il pubblico italiano nel ruolo della popolana dal cuore d’oro, la Bersagliera – un personaggio che Gina rese iconico, mescolando sensualità e veracità contadina. Quasi in parallelo, in Francia divenne una stella grazie a Fanfan la Tulipe e Le belle della notte accanto a Gérard Philipe. E nel 1955 Hollywood dovette arrendersi al suo fascino internazionale: Gina vinse il Golden Globe come attrice mondiale preferita dal pubblico per Torna a settembre, commedia romantica con Rock Hudson. Humphrey Bogart disse di lei che faceva sembrare Marilyn Monroe “una Shirley Temple” in confronto – un complimento iperbolico che testimonia l’aura mitica che la circondava.

Ma Gina Lollobrigida non è stata solo una star del cinema: è stata una donna dalle mille vite. Negli anni ’70, al culmine della fama, decise di reinventarsi reporter fotografica: impugnò la macchina fotografica e riuscì grazie alla sua celebrità (e al suo intuito) a ottenere interviste esclusive, come quella a Fidel Castro nel 1975. Fu anche scultrice di talento, esponendo le sue opere in tutto il mondo. Questa irrequieta ricerca artistica indica un bisogno di espressione che andava oltre lo schermo. Nella vita privata, Gina seguì sempre il cuore: sposò un medico sloveno conosciuto a Cinecittà invece di qualche produttore potente, ebbe un figlio, poi divorziò e non si risposò mai più. Negli ultimi decenni la sua presenza sullo schermo si diradò, ma rimase una figura amatissima e presente nel dibattito pubblico. Ricordo la sua grinta anche in età avanzata, come quando si candidò (senza successo) al Parlamento Europeo negli anni ’90, giusto per provare a mettersi in gioco anche in politica. Gina era fatta così: curiosa, indomabile, un po’ testarda. Quando è scomparsa, nel gennaio 2023, l’Italia ha pianto la sua “fata turchina” (indimenticabile nel ruolo della Fata in Le avventure di Pinocchio di Comencini) e la sua icona glamour degli anni Cinquanta. Il Manifesto l’ha definita “una magnifica icona d’altri tempi, capace di vivere la sua vita senza ossequi nei confronti dei potenti”. Ed è proprio così che la voglio ricordare anch’io. Gina Lollobrigida ha rappresentato un modello di femminilità forte e autonoma: era La donna più bella del mondo – come il titolo di un suo film – ma dentro quella bellezza batteva un animo libero, che non ha mai chinato il capo davanti a nessuno. In un’epoca in cui alle attrici si chiedeva spesso obbedienza silenziosa, Gina ha tracciato la sua strada, trasformandosi da maggiorata fisica in leggenda internazionale. Rimarrà nella memoria collettiva per la sua immagine di diva volitiva e per le emozioni che ci ha regalato sul grande schermo, ma anche per aver mostrato che dietro ogni stellina può esserci una donna che sa dire di no e prendere in mano il proprio destino.


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *